Inverno, montagne, fiori, giardini

Cosa fiorisce d’inverno nei nostri giardini come nei prati di montagna

Inverno, montagne, fiori, giardini

L’ispirazione. Fioriscono quando tutti gli altri sono a riposo, con le loro timide corolle rivolte sempre verso il basso, spesso nascoste dalle rigogliose foglie. Sono gli ellebori, fiori sobri e bellissimi nelle infinite varietà di colori, che certamente avremo incontrato nelle nostre passeggiate invernali a mezza montagna.

Dove il clima è più fresco si moltiplicano, spontanei, in prati e radure; abitanti naturali dei boschi, prediligono ovviamente quelli di caducifoglie, dove in estate sono protetti dalla leggera ombra di aceri, faggi, carpini, e in inverno sono raggiunti dal sole.
Mille volte, son certa, li abbiamo visti, ma forse non considerati come bellezza rara per i nostri giardini. In montagna incontriamo con facilità l’Helleborus niger, dal fiore bianco (a dispetto del nome che porta) e l’Helleborus argutifolius o viridis dalle verdi corolle o con foglie acuminate, ma molti altri si possono scegliere per i giardini tra le quindici specie originarie di tutta l’Europa e dell’Asia occidentale.
Erbacee perenni rustiche, conosciute come ‘rose di Natale’, o nei paesi anglofoni come ‘rose d’avvento’, nella specie niger, fanno parte della famiglia delle ranuncolacee. Zero esigenze in fatto di coltivazione, hanno solo bisogno di stare nel posto giusto per crescere e fiorire copiosamente e a lungo.
La bellezza. Nella mia aiuola, rigorosamente esposta a nord/est, iniziano ad abbozzare le infiorescenze appena dopo le feste di Natale, quando le ore di luce sono poche, per mantenere i fiori poi fino ad aprile. Mi piacciono però anche per quelle bellissime e sontuose foglie verde intenso che, nelle specie a fogliame persistente, mantengono in tutte le stagioni e che taglio solo in caso siano rovinate o troppo vecchie. Dotati di rizoma sotterraneo non amano molto essere moltiplicati per divisione e neppure i trapiantati. Sfoggiano una gamma di colori vastissima, praticamente tutti tranne il blu e sono perciò una presenza discreta, ma irrinunciabile, nel giardino d’inverno.
Il genere Helleborus è diviso in sei sezioni e solo le specie appartenenti alla medesima sezione si incrociano facilmente tra di loro e producono semi fertili dai quali possono nascere nuove piante. I più semplici da coltivare in giardini e terrazzi sono gli ibridi e le varietà, non invece le specie spontanee; perciò per la maggior parte quelli coltivabili sono Helleborus x orientalis, ovvero ibridi dell’orientalis che è una specie greco-caucasica quasi estinta. A noi questo interessa perché diventa inutile forzare le piante a produrre semi sterili e perciò le infiorescenze, i certi casi, andranno tagliate appena accenna la sfioritura.
Esigenze di coltivazione. Perfetti per i giardini d’ombra, che rimangono, a mio parere, sempre i più eleganti, mi piacciono anche nelle situazioni con più insolazione, assieme a cespugli a foglia caduca o a perenni a fioritura tardiva, come ad esempio le peonie. Necessitano quindi di una posizione rivolta a nord o ombreggiata e riparata da altre piante e sono esigenti solo in fatto di acqua, che non deve loro mai mancare. Nelle terrazze vanno sistemati in posizione luminosa fino a primavera inoltrata e spostati decisamente all’ombra durante l’estate.
Amano terreni ricchi di sostanze naturali (ancora una volta, al bando perciò la chimica) con una discreta quantità di argilla e acqua. No categorico ai terreni e terricci acidi e torbosi.
Tecniche. Per l’impianto in giardino il periodo ideale è l’inizio dell’autunno, in una buca di almeno 40 cm di profondità (non siamo pigri!), con un fondo di materiale drenante, da riempire poi con stallatico maturo e la terra dello scavo. Il rinvaso può essere effettuato invece subito dopo la fioritura in un contenitore di pochi centimetri più largo del precedente, ma profondo almeno 30-40; con le mani smuovere delicatamente il pane di terra e disporre nel vaso, o in aiuola, facendo molta attenzione a non sotterrare il colletto. L’elleboro teme infatti solo malattie fungine che si sviluppano più facilmente se il colletto è troppo umido perché coperto dalla terra. In giardino annaffiare saltuariamente il primo anno, lasciando poi lavorare per noi l’acqua piovana; in vaso, invece, fare estrema attenzione che il terriccio non asciughi: un solo colpo di secco sarebbe letale.
Moltiplicare. In giardino, se si desidera che gli ellebori si diffondano, non tagliare le corolle che hanno finito di fiorire. L’esito del colore non sarà certo, ma è facile che, durante la fioritura le nostre piante si incrocino tra loro producendo semi fertili. Dopo circa dieci mesi (di tanto hanno bisogno) nasceranno nuove piantine, che per fiorire dovranno però attendere tre o quattro anni. Ecco spiegato anche il motivo del costo apparentemente elevato delle piante in commercio nei vivai. Per evitare che le nuove piantine abbiano il sopravvento sulle progenitrici modificandone i colori, quando hanno formato quattro foglie, conviene espiantarle e spostarle altrove, lontane però anche da altre erbacee vigorose che possano soffocarle.
Per la soddisfazione dei veri giardinieri. Non fermatevi alla prima pianta che trovate ai supermercati del giardinaggio. Cercateli piuttosto nei vivai specializzati, più di uno ormai anche in Italia: ve ne sono collezioni infinite dai colori e dalle forme sorprendenti. Fateveli spedire, se non frequentate mostre-mercato di giardinaggio e vedrete come le piante, oltre che più originali, saranno più forti e sane perché meno spinte dai fertilizzanti. In febbraio e marzo siete perfettamente a tempo per visitare giardini e vivai di collezionisti che in Nord Italia aprono ai visitatori.

Commenti (3)

  • Home Resturant

    27 Febbraio 2015 at 10:05 | #

    Un articolo molto interessante e completo, complimenti Paola! :)

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    • Alessandro Castagna

      27 Febbraio 2015 at 10:32 | #

      Grazie Restaurant, seguici sempre!!! :)

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  • Natura Evolutiva

    27 Febbraio 2015 at 10:39 | #

    Interessante l'articolo e molto belle la foto!!!

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