Terra madre

Di qui comincia la storia di un giardino, di un orto, di un frutteto: dalla terra e dalla sua energia vitale

Terra madre

 La terra, che è inizio di ogni cosa, incubatrice di tutta la vita vegetale che si sviluppa anche nei nostri giardini, ne è, insomma, la madre.

Il pensiero steineriano espresso nell’agricoltura biodinamica, ci insegna appunto a preservare, ricostituire e incrementare la fertilità naturale del terreno per avere un giardino o un orto sempre meno bisognosi di apporti esterni di energia, tantomeno di quella chimica. Alla base c’è l’approccio, opposto a quello della coltivazione convenzionale, per il quale quando la pianta si “ammala” non si agisce per eliminare o bloccare il sintomo (patologia fungina o parassita che sia), ma se ne cercano le cause, e utilizzando le sostanze vegetali con le loro forze viventi, si riporta in equilibrio la pianta. L’attenzione si sposta allora sulla prevenzione e perciò sulla creazione di quell’humus in cui la pianta, da sola, è in grado di trovare ogni rimedio. La terra madre, appunto.

La pianta è considerata come essere vivente in equilibrio tra cielo e terra, perciò facendo crescere le forze vitali della terra possiamo solo migliorare la qualità e la vitalità delle nostre piante.

Come ottenere una fertilità naturale in breve tempo.
Dobbiamo considerare il nostro giardino o appezzamento di terra come un ecosistema, un “organismo” unitario nel quale l’obiettivo è raggiungere l’armonizzazione di tutte le componenti vitali, fisiche e soprasensibili di modo che le piante crescano equilibrate. Innanzitutto è opportuno astenersi dall’uso di prodotti chimici di sintesi che alterano anche profondamente i processi vitali del terreno. Quindi si deve progettare l’area verde come un piccolo organismo; recuperare tutte le risorse interne dello spazio verde; aumentare la biodiversità; utilizzare fitopreparati vegetali come tisane, decotti, macerati; creare consociazioni vegetali e fare uso dei preparati biodinamici a spruzzo che oramai si reperiscono anche pronti all’uso.
Da dove cominciare.
Le leguminose. Per aiutare la fertilità del terreno ruolo fondamentale è giocato dalle leguminose che, sia erbacee che arboree, producono nelle loro radici una grande quantità di azoto che può essere poi incorporata nella terra. Fondamentale è perciò il loro utilizzo nell’orto. Ad esempio piantiamo nel nostro appezzamento il maggiociondolo, la ginestra, la vescicaria e seminiamo anche il Trifolium pratense, il ginestrino, la sulla.
Il compost vegetale. Poiché il mondo vegetale è continuo produttore di nuova vita, non buttiamo gli scarti vegetali prodotti dal nostro giardino, ma recuperiamoli considerandoli nella loro essenza di energia vitale: produciamo il nostro compost vegetale con foglie, lapillo vulcanico, terra, rametti, ancora foglie e terra; bagnamo con tè d’ortica e copriamolo con una stuoia inumidendo di tanto in tanto o coprendo con telo impermeabile se piove troppo. Dopo 3 o 4 mesi il cumulo avrà odore di terriccio di sottobosco, allora avremo ottenuto un ottimo concime ammendante.
Gli animali. Il compito degli animali, in biodinamica è quello di mettere in circolo le forze vitali e tamponare gli scompensi delle forze astrali, ogni organismo naturale li deve perciò ospitare. Nei nostri giardini non potremo certo avere una mucca o una pecora, ma le api sì; le possiamo facilmente attirare piantando piante mellifere (alberi, arbusti da fiore, perenni e officinali), quelle cioè che le attraggono per il loro polline. Pure i lombrichi possono essere richiamati con semplici stratagemmi se l’ambiente è favorevole; per i biodinamici sei lombrichi in ogni vangata di terra sono una “mucca sotterranea”: il terreno è fertile e sano.
Le lavorazioni. Prima di tutto dobbiamo però rispettare la nostra terra e non maltrattarla con lavorazioni inadeguate. Si devono applicare le buone regole agronomiche evitando di compattarla, di lavorarla troppo in profondità o quando è troppo bagnata. Ricordiamo che il suolo fertile è quello di superficie, dei primi trenta centimetri, perciò la terra non va mai rivoltata, ma solo lavorata con delicatezza rispettandone la stratificazione.
Ancora molto c’è da dire sui ritmi vitali del terreno, che respira, come l’uomo, in un ritmo giornaliero e in un ritmo annuale che regolano la messa in circolo delle forze vitali durante il giorno e nell’anno, ma di questo ad altro approfondimento.

Del metodo biodinamico di preservazione della terra si può dire che per certi versi è metodo scientifico perché i risultati sono dimostrabili e ripetibili, ma per altri versi invece dimostra che non è (forse per fortuna) sempre tutto spiegabile ciò che avviene nella natura.
Per noi valgano principalmente i risultati pratici, facilmente ottenibili se il nostro approccio è scevro da preconcetti.

Per l’agricoltura biodinamica: Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, via Vasto 4, 20121 Milano. E le relative sezioni locali. www.biodinamica.org

Per trovare i preparati biodinamici: Fondazione le Madri, via Porto 4, Rolo (RE). www.fondazionelemadri.it

Per avere il calendario delle semine e dei trapianti: La Biolca Associazione culturale, via G. Marconi 13 Battaglia Terme (PD). www.labiolca.it

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Commenti (1)

  • Patrizia Landini

    27 Febbraio 2015 at 12:27 | #

    Veramente molto interessante!

    Rispondi

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