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Come sono diventata vegana crudista

Dopo una forte reazione allergica, ho cambiato la mia alimentazione

Come sono diventata vegana crudista

Era il 2005, vagavo per la Lombardia con due amici conosciuti ai corsi di giardinaggio della Scuola di Agraria del Parco di Monza, Barbara e Riccardo*. Sognavamo un futuro di progettazione di giardini e di produzione di vini. Ci siamo fermati a mangiare vicino ad un lago, abbiamo ordinato pesce di lago e bevuto un vino adatto consigliato dall’esperto (Riccardo è un giornalista enologico e degustatore).
Durante il pasto ho iniziato a sentirmi a disagio. Accaldata e irritata mi è esploso un grande prurito alla testa e macchie rosse sul viso: sembravo un cartone animato!!!
Superato la fase in cui desideravo staccarmi la cute grattandomi ho iniziato a pensare cosa poteva essere successo e subito mi sono ricordata che pochi giorni prima, forse una settimana mi era successo un episodio simile. Ho subito pensato che doveva essere qualcosa che stavo mangiando e gli imputati era il pesce, o il vino?
Il vino era stato scelto da un esperto ed essendo un bianco certo conteneva solfiti (oltretutto i vini contengono naturalmente solfiti, lo sapevate? Infatti sulle etichette a volte compare la dicitura “non contiene solfiti aggiunti”), ma le mie origini piemontesi non disdegnano certo un buon allenamento al vino!!! Restava dunque sotto accusa il pesce: cosa poteva contenere? Era pesce di lago, diverso da quello consumato qualche giorno prima proveniente da un supermercato..
Ho pensato di approfondire e ho fatto un test per controllare allergie e intolleranze.
Ho scelto il Vega Test, un test spesso screditato ma con cui al momento mi sentivo molto in sintonia. Durante il test l’operatore mi ha parlato di molte cose sulla alimentazione e soprattutto mi ha colpito dicendo che nel mangiare era bene non mescolare gli alimenti dello stesso tipo ma di gruppi diversi, per esempio le proteine non vanno mescolate se sono di tipi diversi: carne e uova per esempio, o pesce e burro, o uova e formaggio, ecc.. questa informazione mi è sembrata assai curiosa e mi sono chiesta come mai molti piatti tradizionali e a cui ero abituata non rispettavano questa semplice regola (pasta alla carbonara, pasta e fagioli, pasta ripiena con ragù di carne sempre spolverati di abbondante formaggio grattugiato, oppure panini prosciutto e formaggio).
Alla fine del test il verdetto fu: “zero conservanti” “zero lieviti” “zero pomodori”! Le indicazioni erano di eliminarli per un periodo e poi reintrodurli lentamente. L’idea di ridurre ulteriormente i conservanti non mi disturbava (da molti anni avevo ridotto al minimo i prodotti pronti), mi sarei facilmente adattata alla mancanza di lieviti (no prodotti lievitati né birra) ma, i pomodori?? Era estate e il pomodoro era uno dei miei cibi preferiti, come resistere??
Mio malgrado ho cercato di svuotare la dispensa da eventuali cibi “no” e di riempirla di cibi “sì”. Però mi sembrava molto complicato, e facevo davvero fatica a eliminare alcuni cibi..meglio tutto piuttosto! Questo pensiero del “tutto o niente” si è alimentato vedendo la pubblicità di un semidigiuno: l’idea mi era sembrata folle fino a qualche mese prima, ma a luglio con le vacanze da programmare mi è sembrata una idea meravigliosa.
In pochi giorni ho trovato un posto dove passare una settimana di digiuno, convinta e decisa di potermi “riconquistare il pomodoro” ho preparato il digiuno in una settimana e poi sono partita per una esperienza che ha cambiato la mia vita!
La settimana di digiuno è stata meravigliosa, i primi 3 giorni forse più difficili, ma dal 4 mi sembrava di essere ringiovanita, di essere piena di forze di avere voglia di correre e camminare, di divorare libri e, ovviamente, ero anche dimagrita dove volevo.
Prima del digiuno avevo pensato che “dopo” la mia alimentazione sarebbe tornata come prima ma non era possibile: dopo aver vissuto infatti un livello di benessere eccezionale non potevo tornare a mangiare come prima. Inoltre avevo anche sentito parlare di alcune ricette crudiste, salse a base di semi e capperi tipo maionese ma senza uova…
Questi due aspetti mi hanno stimolata ad approfondire e sperimentare: per due anni ho seguito l’igienismo di Shelton, ho studiato le ricette crudiste e mi sono concessa altri 4 digiuni idrici. E’ stato un vero e proprio “salto nel Crudo” (nome del mio sito nato nel 2007. Molte delle ricette che ho perfezionato in quegli anni sono state pubblicate nel libro "Il crudo è servito" (My Life 2011).
Anche se oggi non disdegno qualche piatto cotto, nella mia alimentazione c’è sembra grande spazio al crudo.
I benefici di frutta e verdura cruda si conoscono, ma spesso le nostre abitudini ci portano ad essere sempre di corsa e trovare più semplice comprare piatti già pronti con tutto ciò che ne consegue: si tende a seguire una dieta sbilanciata, troppo ricca di calorie e proteine, di conservanti, coloranti, e altri ingredienti che certo le nostre nonne non conoscevano neppure!
Da quando l’industria alimentare si è sviluppata il cibo che consumiamo si è impoverito molto e si sono ampliati molti disturbi di salute.
Il cibo non è tutto, altri fattori influenzano il nostro stato di benessere, e purtroppo abbiamo così tante informazioni che non si è sicuri di quali siano vere, ma credo che il buon senso sia la regola principale da seguire e cercare di ascoltare il proprio corpo.
Nei prossimi articoli approfondiremo aspetti pratici di un cambiamento alimentare perché in fondo non è così complicato come si sospetta e soprattutto non si perdono sapori golosi e invitanti come spesso si teme.
Ecco la ricetta della “salsa-maionese” vegana, semplice e buonissima!
130 g semi di girasole
200-250 ml di acqua
Il succo di un limone
Una manciata di capperi sotto sale
Uno spicchio di aglio (oppure mezzo scalogno)
90 g di olio extravergine di oliva
Potete realizzarlo con un frullatore, anche ad immersione e un macinino da caffè.
Riducete a farina i semi di girasole, aggiungete acqua, capperi, aglio e frullate fino a renderlo omogeneo. Aggiungete olio a filo con lame in movimento. La salsa si conserva in un barattolo chiuso in frigorifero per 4-5 giorni. È ottima servita con verdure crude o per condire insalate miste.
Peace & Raw
Laura

*ma cosa è successo a Barbara e Riccardo?
Riccardo continua a scrivere e vive nel mondo dei vini. Spesso organizziamo cene per studiare abbinamenti vino/cucina crudista vegana. Sono cene di approfondimento anche sulle tecniche di produzioni dei vini.
Barbara ha una azienda agricola (Barbara Avellino) nell’Oltrepò Pavese dove produce vini. A marzo, tutte le domeniche, a Rovescala si tiene la primavera dei vini: chi è interessato a curiosare il mondo della viticoltura può unire la gita domenicale a un sopralluogo in vigna.

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