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Scritto da:

Antonia Murgo

Antonia Murgo

 

Psicologa, Psicoterapeuta specializzata in Psicosomatica.

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L'importante è vincere

Lo sport possiede la capacità di catalizzare le passioni

L'importante è vincere

L’attività e le varie discipline sportive si sono evolute con l’essere umano e hanno contribuito a segnare ogni epoca diventandone un indicatore dello spirito del tempo. Conferma di questo è la nascita delle prime gare sportive chiamate Olimpiadi che furono concepite come cerimonie religiose in onere degli Dei.

Infatti, il campo di gara veniva considerato sacro e per consentire la partecipazione di tutti gli atleti e degli spettatori ai giochi Olimpici in caso di guerre, essi venivano sospesi oppure ne veniva consentita la partecipazione con un salvacondotto. Questo era lo spirito del tempo nel quale nacquero le Olimpiadi: mettere il proprio corpo alla prova nel superamento di quei limiti umani che avrebbero portato l’atleta più vicino agli dei, in una competizione che simbolicamente rinsaldava il profondo rapporto che intercorreva tra gli uomini e questi ultimi. Nel corso della storia abbiamo assistito a cambiamenti radicali riguardo allo sport e la competizione, che è l’anima inalienabile di ogni gara sportiva.
In alcuni periodi storici, per esempio, la pratica dello sport era proibita alle classi sociali più povere perché considerata “peccaminosa”, in altri momenti, invece, proprio grazie allo sport è stato possibile il riscatto morale di classi sociali indigenti. L’attività sportiva ha sempre avuto, più o meno sotteso, il senso di nobilitare chiunque la praticasse in quanto, pur nella legittima tensione di vincere e superare l’avversario, la vittoria non veniva riconosciuta se il rispetto delle regole della rispettiva disciplina fosse venuto meno.
Oggigiorno abbiamo la grande fortuna di poter praticare ogni genere di attività sportiva e, al di là dei riconosciuti benefici sulla nostra salute, ognuno di noi ha nel cuore un colore, una squadra, una gara sportiva per la quale si trova a fare il tifo. Questo riguarda anche persone solitamente lontane dalle competizioni. Ci sono addirittura momenti nei quali, trascinati dall’entusiasmo, ci sorprendiamo a esultare per una vittoria in uno sport del quale a fatica conosciamo le regole basilari. Infatti lo sport possiede, tra l’altro, la capacità di catalizzare passioni che ci aiutano ad abolire, seppur momentaneamente, meccanismi e strutture mentali che orientano e governano il nostro quotidiano. Una funzione importante di una sana gara sportiva è che consente di cancellare all’improvviso qualsiasi differenza etnica e sociale tra i contendenti, lasciando in campo solo il corpo a corpo di due esseri umani che si contendono una meta, un risultato.
Lo sport, nel senso nobile del termine, unisce e aggrega ciò che fino a un attimo prima non aveva nessuna ragione di essere unito, allo stesso tempo insegna quindi a riconoscere e a rispettare il valore di un avversario. La gara sportiva sottolinea necessariamente l’importanza fondamentale di un codice d’onore e il rispetto delle regole. Questo almeno nelle intenzioni. Purtroppo oggi si assiste sempre più di frequente allo snaturamento della gara sportiva, anche a causa di codici di comportamento sistematicamente disattesi. I notiziari riportano la condanna di atleti, prima considerati invincibili, a causa dell’uso di sostanze stupefacenti. Molti sport hanno un mercato di compravendita di campioni con cifre da capogiro. Sempre più gare risultano truccate. Ne consegue un atteggiamento malato verso il senso originario della competizione. L’avversario è il nemico da abbattere ad ogni costo e non un atleta con il quale misurarsi. La disputa sportiva allora lascia spazio all’esaltazione di qualsiasi differenza e vince chi per primo sancisce il punto di rottura. Ogni azione ingiustificabile diventa legittima e non sanzionabile, nonostante sia fuori da ogni regola e da ogni riferimento culturale e umano. Un’arena in cui entrano in campo pregiudizi, violenza e alienazione in un crescendo di disumanizzazione dell’avversario e di se stessi. Non c’è più nulla di “sportivo “ in questo, è una deriva sia dell’atleta sia, di conseguenza, di chi (lo spettatore) s’identifica con esso. Il valore dell’apparenza, dell’esibizione dei corpi e della ricchezza come massima espressione della ragione d’esistere conduce allo svuotamento di valori irrinunciabili e il fatto che non si faccia nulla per invertire questa tendenza è un atto d’accusa che la società fa a se stessa.

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