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Scritto da:

Antonia Murgo

Antonia Murgo

 

Psicologa, Psicoterapeuta specializzata in Psicosomatica.

Altri Articoli dell'Autore: A come Amore, A come Avventura Anoressia ovvero: la fame dell’anima Un genitore perfetto Biancaneve e la mela avvelenata

Viva le donne

il 25 novembre alle donne non basta

Viva le donne

Ci avviciniamo a quella data, il 25 novembre, fissata dalle istituzioni al fine di ricordare la violenza che le donne subiscono nella nostra società. Le statistiche, infatti, ci ricordano che, a fronte del calo dei casi di delitti comuni, il numero degli omicidi di genere, cioè contro le donne, non conosce nessuna flessione. E come potrebbe essere diversamente?

Nei confronti delle donne non è cambiato nulla, dimostrazione ne è questa giornata che si dedica loro in virtù del fatto che sono vittime “eccellenti” di uno stato di fatto che nessuno intende cambiare. In aggiunta, a dimostrare che nessuno si sente responsabile della situazione nella quale versano le donne, è stata approvata la depenalizzazione dei reati minori attraverso il Decreto legislativo di attuazione della Legge delega 67/2014, varata dal Consiglio dei Ministri. Tra i reati minori depenalizzati troviamo anche gli atti persecutori, cioè lo stalking. Ma questo non significa che alla donna non si dedichi la dovuta attenzione durante tutto il resto dell‘anno. Per esempio recentemente in Arabia Saudita si è tenuta l’assemblea sui diritti delle donne, pregevole iniziativa del mondo arabo… fatto sta che all’assemblea erano presenti solo uomini! Da noi non andava di certo meglio: il Sinodo sulla Famiglia ha visto la partecipazione di 270 prelati che hanno lavorato ai temi della famiglia per tre settimane di fila. Anche qui delle donne neanche l’ombra!
Eppure oggigiorno siamo anche riuscite a diventare Managers, che cosa vogliamo di più? Forse quel 22 per cento di retribuzione che ci viene sottratta a parità di condizioni di un collega maschio. Perché, secondo un’inchiesta del Management Institute Chartered nel Regno Unito, le managers guadagnano il 22 per cento in meno dei loro colleghi uomini, quindi lavorano gratis due ore al giorno, per un totale di 57 giorni all’anno. E’ il Gender Pay Gap, che a livello europeo e su tutte le categorie di lavoratori è pari al 16,4 per cento.
E si sono appena spente le polemiche sull’ultima vincitrice del concorso di Miss Italia che ha avuto la terribile colpa di aver dato una risposta stupida a una domanda idiota, con l’unica differenza che la domanda l’aveva formulata un uomo! Ne hanno parlato per giorni tutti i media senza risparmiarci maschilismo, derisioni e vari moralismi da bar. Un battesimo “dovuto” affinché la nuova miss sappia che la bellezza non le servirà a sottrarsi a misoginia e maschilismo, anzi spesso li peggiorerà, se possibile. Non ha avuto invece altrattanta risonanza il fatto che per la prima volta in Italia, il 15 agosto di quest’anno, una donna abbia diretto, sulle note della Nona di Beethoven, l’orchestra del teatro di Taormina. La direttora in questione si chiama Silvia Casarin Rizzolo. Ipotizzo, in vena di illusioni, che il silenzio dei mass media a riguardo fosse dovuto al senso di vergogna a fronte di una società civile così palesemente in ritardo sui diritti che riguardano le donne. Anche per Roberta Benetti, ricercatrice italiana che ha scoperto le molecole che bloccano la proliferazione tumorale, non c’è stato altro che silenzio.
Deve essere stata un’eroina, aver ricevuto un Nobel, essere acclamata da una moltitudine inverosimile di persone che nessuno al mondo potrebbe ignorare, e allora e solo allora sentiremo finalmente parlare di una donna, come sta succedendo in queste settimane per Aung San Suu Kyi. Diverso, nel mondo dello sport, il destino di una squadra di calcio femminile italiana in vena di vittorie, a causa della legge italiana che ancora non riconosce il professionismo femminile. L’Acf Brescia calciatrici dilettanti ha sconfitto in casa le” Reds”, calciatrici professioniste del Liverpool, 1-0 all’andata dei sedicesimi di finale di Champions League, ed è in attesa della gara di ritorno in Inghilterra. Le ”Leonesse” a maggio si erano già aggiudicate la Coppa Italia. Uno schiaffo morale ai vertici del calcio nostrano. Il presidente della Figc Tavecchio definì le calciatrici “handicappate” e l’allora presidente della Lega Dilettanti Belloli le ribattezzò ”quattro lesbiche“ a cui dare i soldi. Quello che accade ai calciatori che giocano nelle categorie minori, per le donne della serie A rappresenta la normalità, visto che la normativa vigente non le riconosce come lavoratrici subordinate o autonome. Ergo niente stipendi (solo eventuali rimborsi spese), diritti di maternità oppure Tfr. Per consolarci ci rimane sempre il matrimonio. Ogni giorno 37,000 bambine sono costrette a sposare uomini molto più grandi di loro. Viva le donne!

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