Un genitore perfetto

Ad un certo punto della nostra vita diventiamo genitori: siamo davvero pronti ad esserlo?

Un genitore perfetto

Ad un certo punto della nostra vita si verifica l’evento che aspettavamo con trepidazione, per il quale ci siamo preparati nel miglior modo possibile: diventiamo genitori. Quando ciò avviene alla profonda gioia che proviamo si accompagna un vissuto di smarrimento dovuto al repentino cambiamento del nostro stato che questa novità provoca nella nostra vita.

Nessun altro evento può essere paragonato a questo. Da un momento all’altro ci troviamo a gestire un “esserino” che mano a mano scopriamo avere propri bisogni ed esigenze e, come se non bastasse, anche già una sua personalità. Scopriamo che a fianco delle inevitabili difficoltà di questo splendido inizio che è la nascita di un figlio,si fanno i conti con una sensazione di inadeguatezza di fronte alla grande sfida che ci attende. 

Certo, l’inizio, generalmente, appare facile. Se si è fortunati qualche volta si dorme poco, ma per il resto basta organizzarsi per continuare a fare ciò che più ci piace. 

Ci culliamo nell’illusione che essendo nostro figlio tutto andrà avanti così per sempre. 

Con il trascorrere del tempo, invece, tutto cambia.

I figli crescono e giunge il momento in cui escono dall’infanzia per entrare, all’improvviso, in una dimensione molto più complicata e difficile: l’adolescenza. Territorio insidioso e momento tra i più delicati per un essere umano. 

Anche i genitori si trovano all’improvviso a dover fare i conti con una sorta di sconvolgente e sconosciuto individuo che faticano a riconoscere come loro propaggine. 

Certo, li abbiamo cullati, protetti ed amati, abbiamo provato ad educarli- educare dal latino, educare, intens.di educare ( tirar fuori, allevare).- aderendo alle nostre convinzioni e ai nostri valori. Abbiamo cercato di evitare loro le difficoltà e abbiamo assistito con meraviglia ed orgoglio alla loro crescita, quando era facile vederli diventare come noi volevamo che fossero. 

Bambini intelligenti, perlopiù bravi a scuola, circondati dagli amici, pieni di attività. La nostra famigliola da” mulino bianco”.

Quando sembra che la parte più importante del compito fosse ormai alle spalle ci ritroviamo invece davanti un periodo tra i più difficili. Forti contrasti, continue opposizioni, ribellioni e discussioni senza fine, come se all’improvviso fossimo capitati nel bel mezzo di una tempesta che nessuno ci aveva preannunciato. Essi si trasformano in alieni che ci attaccano proprio là dove ci sentiamo più fragili e vulnerabili: la genitorialità.

La persona che amiamo di più al mondo, quella per la quale saremmo disposti a dare la nostra vita senza esitazione è lì di fronte a noi e, parlando un’altra lingua, ci contesta senza ascoltare,ci condanna ancor prima che ci sia dato il tempo di difenderci. Quel bambino per il quale eravamo tutto, è diventato l’individuo che ci estromette dalla sua vita, e ci ritroviamo novelli Adamo ed Eva cacciati dal paradiso, esuli e smarriti in una terra ostile e sconosciuta.

Infatti, l’adolescente non desidera condividere con l’adulto nulla di ciò che lo riguarda e in men che non si dica ricostruisce fuori dalla famiglia d’origine una “famiglia”di ragazzi come lui, nella quale si riconosce e dove si sente protetto ed accolto a tal punto da aderire a norme e regole che, a volte, possono risultare addirittura pericolose. Da un giorno all’altro non sappiamo più nulla di lui.

Lo guardiamo e ci appare al pari di una sfinge, lontana ed enigmatica. 

Al genitore non restano molte possibilità. 

Può provare a ripristinare lo stato preesistente imponendo norme e regole, sperando così che prima o poi loro, i figli, si ravvedano. Puntualmente, però, esse verranno disattese, con il rischio di aumentare il divario e le incomprensioni. Oppure, si può decidere che la cosa migliore sia minimizzare, lasciandogli fare quello che vuole tanto è un momento che passa.

In tutti i casi, il sentimento prevalente è la paura. Paura di non essere stato bravo e di aver fallito come genitore, oppure il rimpianto per non aver agito diversamente, per aver concesso troppo o troppo poco. Qualche genitore, invece, guardando direttamente alla propria storia di figlio, giudica, quindi, suo figlio ingrato ed ingiusto.

Egli, l’adulto, entra in una spirale di colpevolezza ed inadeguatezza che comportano grande sofferenza e rischiano di fargli perdere di vista la realtà, impedendogli così di cogliere il senso degli avvenimenti. E allora l’adulto chiede aiuto agli esperti, consulta libri sull’argomento che sappiano indicargli la strada per uscire dalle nebbie di questa situazione angosciante, una ricetta qualunque purché si risolva il problema. E’ pure disposto a seguire corsi che sappiano fare di lui un genitore perfetto,cioè un genitore che non avrà nulla da rimproverarsi. 

In ogni caso il genitore, inconsapevolmente, desidera salvare se stesso e il ruolo al quale ha aderito senza riserve, sentendosi così rassicurato e nel giusto. Occupato com’è a salvaguardare un modello di genitore e di conseguenza un modello di figlio, si trova nell’impossibilità di comprendere che il genitore perfetto non esiste e quindi neanche il figlio perfetto. Inoltre, ignora che quello che abbiamo da imparare non lo troviamo fuori di noi in un libro oppure dallo specialista, per quanto utili possano essere tali contributi. Possiamo imparare solo da noi stessi mettendo in campo attivamente l’ascolto, senza giudizio, e utilizzando la capacità di sentire con il cuore, lasciando da parte la testa. 

Occorrono osservazione e ascolto per approssimarci a qualcosa da noi, a volte, molto distante, qual è l’adolescente. 

È necessario mettere da parte le certezze conquistate e riprendere la navigazione in un nuovo elemento.

La nascita e la crescita di un figlio sono l’occasione per nascere a nostra volta come genitori, ma anche come figli. E’ la chance che la vita ci da per provare ad essere figli diversi da quelli che siamo stati e genitori diversi da quelli che abbiamo avuto. È, infine, la possibilità di creare qualcosa di inedito. La nostra storia, bella o brutta che sia, ci insegna che abbiamo il dovere di spingerci al di là dei confini di ciò che crediamo di sapere e di conoscere. 

Certo, non possiamo non vedere i rischi ai quali i nostri ragazzi vanno incontro, è per questo che la nostra presenza al loro fianco sarà costante, seppur discreta, cioè senza rotture ed abbandoni. Non dovremmo mai far mancare loro il nostro contributo onesto e sincero. Non dobbiamo aver paura di dire quello che pensiamo circa una scelta o un comportamento. Pronti ad accogliere, evitando di raccogliere la delusione, a volte difficile da evitare.

Il suggerimento è di stabilire poche e semplici regole da far rispettare, come gli orari del pranzo ed il rientro la sera. 

Insomma, con i nostri figli ci vuole tatto e discrezione e una gran voglia, comunque, di essere al loro fianco. Perché, non dimentichiamolo mai, hanno bisogno di noi così come siamo, senza trucchi, affinché possano trovare il coraggio e la forza di vivere la loro vita per quello che sono, senza paura.

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