Moda ecologica e sostenibile, ma sempre green

Parola d'ordine per i brand: fare la moda, ma farla green!

Moda ecologica e sostenibile, ma sempre green

Moda ecologica, moda sostenibile, moda organica, sono tantissimi i nomi che vengono attribuiti alla nuova (e, ammettiamolo, molto pregevole) tendenza che dilaga nel mondo del fashion. Parola d'ordine: fare la moda, ma farla green. Un numero sempre maggiore di brand (conosciuti e non) sta finalmente cambiando il proprio standard di produzione in modo più o meno radicale, per esempio inserendo nei cicli di realizzazione dei capi tessuti e filati bio ricavati da fibre naturali o da materiale riciclato (uno di questi è l'Econyl, ottenuto dal riciclo del nyolon).
Questa scelta ha conseguenze decisamente vantaggiose sia su di noi, che non veniamo "intossicati" dall'indossare abiti velenosi, sia ovviamente sull'ambiente, a cui giova il fatto che i materiali usati per la produzione non sono più inquinanti quasi come quelli delle acciaierie.
Insomma, anche i consumatori più critici iniziano ad essere accontentati dai loro marchi preferiti... sarà veramente sensibiltà nei confronti dell'ambiente e dell'uomo o soltanto un efficace scelta di mercato?
Sempre più marchi di abbigliamento e accessori stanno creando linee "bio" e stanno sostituendo i normali filati con nuovi tessuti speciali ricavati da materiale riciclato. Ma prima di raggiungere questi importantissimi risultati, molti brand sono finiti sorprendentemente sotto inchiesta. Greenpeace aveva analizzato 141 capi di abbigliamento di notissime marche (Benetton, Jack & Jones, Only, Vero Moda, Blažek, C & A, Diesel, Esprit, Gap, Armani, H & M, Zara, Levi, Victoria’s Secret, Mango, Marks & Spencer, Metersbonwe, Calvin Klein, Tommy Hilfiger e Vancl) nel report "Toxic Threads - The Fashion Big Stich-Up". Erano state trovate all'interno di quei capi sostanze talmente nocive da essere rischiose non solo per il sistema ormonale umano, ma anche, in concentrazioni significative, da provocare il cancro: si tratta di alchifenoli, ftalati e nonilfenoli etossilati. Fa paura sapere che i capi inquinati analizzati erano di vario tipo e di vario prezzo, adatti a varie fasce d'età (biancheria intima da adulto e da bambino, pantaloni, jeans, magliette, abiti, giacche)... insomma, erano alla portata davvero di tutti.

Ma se questi abiti sono tanto velenosi per l'uomo, in ugual modo lo sono anche per l'ambiente: provocano infatti l'inquinamento dei corsi d'acqua sia in fase di produzione sia ad ogni lavaggio quotidiano.

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